ode al salame di scipione

Il Salame di Scipione merita un’ode.

Per essere proclamato vincitore nella competizione del  “Salame di Scipione” ci vuole tecnica, cuore e un po’ di poesia. Come descrivere tanta bontà? Un semplice disciplinare non basta, è cosa da industria. Per il Salame di Scipione ci vuole qualcosa di più importante: il nostro salame merita un’ode.

Ti presenti nel tuo budello sottile e pulito, lungo due spanne, legato a 4 o 5 corsi. Al taglio tieni la fetta senza fare la goccia. La tua carne, macinata non troppo fine e non troppo grossa, è di color rosso brillante, punteggiata di lardelli bianchi appena rosati. Il tuo profumo è discreto, il sentore di spezie è misurato e leggero senza prevalenza di alcun profumo su altri. Il tuo sapore è delicato, quasi dolce, semplice ma ricco di sfumature che si palesano lentamente e invitano a gustarne un’altra fetta, all’infinito. Tanto è il piacere che ti devo condividere in allegria con gli amici, che già lo sono o che per causa tua lo diventeranno.

Un elogio ai vincitori:
Severina Mozzoni che ha prodotto il “Salame di Scipione 2018”;
Celeste Malpeli 2° premio;
Virgilio Rizzi 3° premio.

Complimenti a tutti i 20 concorrenti.

Grazie:
ai 10 giudici di gara;
a tutti i partecipanti alla cena;
a chi ha lavorato per organizzare la serata;
a Marco Dioni per l’ospitalità

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